ULI Italy: Per una qualitá immobiliare della longevitá

La popolazione italiana ha un indice di longevità invidiabile di 82 anni (Istat), ma la qualità della vita nel bel paese si ferma mediamente prima della terza età. Nei vari indici globali (l’americano International Living ranking of the World’s Top Retirement Havens di Forbes per citarne una) l’Italia non compare mai nelle prime 10 posizioni. Ci sono alcune eccezioni e Udine è la città presa a modello dal programma europeo di Healthy Ageing di World Health Organization però a nessuno verrebbe in mente di chiamare un film sulla metafora giocosa della terza età “Lombardia” anzichè “Florida” (come un divertente film francese in uscita a giorni).

Finché lo schema della famiglia allargata ha retto, l’accudimento incrociato all’interno delle mura domestiche tra anziani e bambini e tra adulti e anziani ha costituito uno dei pilastri del sistema sociale italiano e le problematiche di deterioramento del modo di vivere degli anziani erano piú limitate o meno manifeste.

Con l’aumentare delle famiglie monopersonali, che a Milano hanno superato il 45% del totale (Istat), affrontare la vecchiaia da soli rappresenta uno dei nuovi problemi dell’organizzazione della societá “post-moderna”. Più In generale tutto il modo di strutturare le dinamiche sociali e di conseguenza quelle abitative, l’accoglienza e la cura vanno ripensate con una nuova offerta, che copra anche l’ esigenza degli studenti e quelle dei nuclei mono-parentali. Poichè l’etá media della popolazione invecchia e si vive più a lungo, ecco che il gruppo sociale degli anziani diventa un ambito di necessitá e al contempo di opportunitá per il Real Estate, assurgendo anche in Italia a asset class di riferimento.

Se ne è discusso recentemente in un momento di confronto organizzato l’11 aprile 2016 da ULI (e gentilmente ospitato da DLA), che ha evidenziato la molteplicitá dei punti di interesse e dei diversi approcci possibili. Da un lato esiste il problema della scarsitá quantitativa e qualitativa dell’offerta delle Residenza Sanitarie Assistite, che seppur fortemente normate nei parametri a cui sottostare, è rappresentata da operatori frammentati, scarsamente manageriali, fortemente dipendenti dai contributi pubblici, geograficamente disomogenei e fermi nell’adeguamento delle strutture. Esistono poi pochi operatori strutturati che hanno intuito i benefici di una gestione “industriale” dell’attivitá e la necessitá di combinare gli aspetti sanitari con quelli immobiliari; da qui stanno nascendo partnership interessanti, con la consapevolezza che la qualitá e specificitá del progetto edilizio è strumentale al benessere degli occupanti e alla redditivitá per non dipendere dalle sempre più esigue risorse di denaro pubblico.

Un’altro interessante aspetto è quello che riguarda le nuove offerte abitative per gli anziani autosufficienti, chiamate anche senior living. È questo un modo di pensare alla domanda abitativa associandovi un contenuto di servizi, teso a creare dei nuclei di appartamenti da vendere o affittare sul mercato libero ad un target di etá specifico, in contesti gradevoli e inseriti nel contesto urbano, a cui aggiungere la disponibilitá di attivitá di socializzazione, assistenza on-demand e servizi manutentivi. Lo scopo è quello di liberare gli utenti dalle preoccupazioni tipiche di chi vive solo. Chi guarda a questa offerta, che all’estero non tiene il passo con la domanda, la vede antitetica alle tradizionali case albergo per anziani o case di riposo. L’obiettivo infatti è quello di poter fare una vita attiva a casa propria, in ambienti progettati per le esigenze di sensorialitá o motricitá ridotta, senza sentirsi segregati, avendo la possibilitá di socializzare con le modalitá proprie della terza etá, scegliendo se e come farlo. Queste sono esigenze che dovrebbero essere sempre presenti nei piani di sviluppo delle societá immobiliari, nell’offerta progettuale e nelle visioni di trasformazione delle cittá per renderle inclusive e attraenti. Del resto secondo le stime dell’Oms, entro il 2025 un europeo su cinque avrà più di 65 anni e nel 2050 saranno uno ogni tre, quindi è interessante e opportuno attrezzarsi.

This post was written by Jacopo della Fontana, ULI Italy Executive Committee member.